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La via Liberale - intervista rilasciata a L'Indro dal responsabile organizzativo del nostro movimento Luca Piva

Ecco a voi, cari amici, l'intervista pubblicata da "L'indro - l'approfondimento quotidiano indipendente" in merito alle nostre idee, alla nostra posizione e alla nostra voglia di cambiamento, rilasciata dal responsabile organizzativo del nostro movimento Luca Piva

LA VIA LIBERALE
Tra circa quattro mesi i Paesi che compongono l’Unione Europea saranno chiamati alle urne per rinnovare gli organi parlamentari Europei.  Le elezioni si innestano in un clima non facile da gestire: le elezioni politiche, specialmente in Italia, hanno consegnato un quadro politico di cui è quantomeno complicato gestirne i confini e i traboccamenti; così come, in egual modo, i commentatori hanno dovuto imparare ad usare termini più consoni alla fase attuale, cambiata repentinamente già dopo i tredici mesi di governo Monti, e più che usare “sistema bipolare” hanno cominciato a dire e scrivere “sistema tripolare”.
Proprio così, tripolare.  Nelle elezioni politiche del febbraio 2013, in cui si votava ancora col porcellum, la tripolarità del sistema partitico italiano è venuta a galla ed ha fatto emergere tre coalizioni di cui una monopartitica: centrosinistra, centrodestra, Movimento 5 Stelle. Tutto questo ha sconquassato il sistema politico italiano di fronte ad un forte spostamento del corpo elettorale in ragione ed in favore del voto, cosiddetto, di protesta che ha fruttato il 25,26% (pari a 8.691.406 voti) al movimento del duo Grillo-Casaleggio che in un colpo ha superato il fu Pdl di Silvio Berlusconi e trovandosi ad un passo, ad un pugno di voti, dal Partito Democratico.
Le analisi sul voto di protesta sono state molte e innumerevoli, così come le interpretazioni delle ragioni del corpo elettorale che ha votato cinque-stelle; il comune denominatore tra queste analisi e riflessioni, comunque, ha portato alla luce il verdetto più o meno condiviso: quello del Movimento 5 Stelle è stato percepito come voto antieuropa e antiausterità. Proprio quella austerità, quei sacrifici che aveva manifestamente dichiarato di voler portare avanti il primo ministro Mario Monti - poi candidato dalla sua stessa creatura di Scelta Civica - e che tanto sono costati alla politica in quanto a credibilità e proposta politica. Tra le forze politiche in campo durante le elezioni, chi riteneva di affermare come i sacrifici e i tagli lacrime e sangue apportati da Monti fossero stati più o meno giustificati dall’emergenza della situazione, veniva assaltato da quello che è stato poi tradotto come voto di protesta.
A quel voto di protesta, dunque, si sono susseguiti dapprima singulti antieuropeisti, poi sintomi veri e propri contro l’austerità e l’europa-delle-banche. I refrain e gli slogan iniziano a diventare famosi, tant’è che anche Berlusconi, rifondando Forza Italia, ha avuto a che fare con l’espressione “Europa germanocentrica”; come anche Gianni Alemanno, ex sindaco di Roma che ha fondato un suo movimento vicino a Fratelli d’Italia con il quale sta raccogliendo da tempo delle firme per l’uscita dall’Europa e la ridiscussione dei trattati.
Insomma, da destra a sinistra si sta creando un dibattito che pare si sia incardinato sulla messa in discussione dei trattati europei come condizione prima per la riacquisizione della sovranità dello Stato. A tutto questo, però, ci sono delle forze politiche che non ci stanno,  e non sono neanche numericamente poche; si tratta di  Fare per Fermare il Declino, del  Partito Liberale Italiano, del  Partito federalista Europeo, di  Abbigliamento Autunno Size Jshfd Large Da Donna Cappotto UxRqX07, di  Progett’azione Piemonte e della  Federazione Liberale, che sono andati a comporre il progetto  “In cammino per cambiare”.
Diadora Pelle Altezza Sneakers Uomo Rosso Totale Scarpa 115cm Scarpe Stefania Schipani (Pfe), Luca Piva (Uniti Verso Nord) e Stefano de Luca (Pli), raggiunti da ‘Lindro.it’ spiegano le ragioni del perché sia necessario un rilancio dell’Europa e non la demolizione della stessa.
In particolare per  Stefania Schipani, presidente del Partito Federalista Europeo (sezione italiana dell’ European Federalist Party in Gran Bretagna)  che, già dalla nomenclatura dell’organizzazione politica, caratterizza l’idea stessa del partito perché  “Il Partito Federalista Europeo nasce con un obiettivo preciso, quello di trasformare l'attuale Unione Europea e di arrivare a costituire una federazione europea. Significa un governo centralizzato con delle competenze specifiche dedicate. Questo partito, quindi, nasce in maniera sovranazionale con l’obiettivo di creare una federazione di tutti gli Stati che compongono l’Unione per creare gli Stati Uniti d’Europa”.
Per questo “In cammino per cambiare”  è una costituente liberale   “un punto d’inizio che non è poi detto che non si trasformi in qualcos’altro. Abbiamo ritenuto, dunque, che cominciare a mettere insieme dei gruppi che condividevano determinati ideali liberaldemocratici fosse il momento di avvio per poi presentarsi alle elezioni per il rinnovo del Parlamento di Strasburgo ed avviare, sia a livello nazionale che europeo, un percorso comune. È un punto d’inizio, ed è iniziato un percorso, che ovviamente si confronterà” con altre realtà e, a quanto pare,   “sono già iniziate le fasi interlocutorie con altri gruppi. Anche perché, per quanto riguarda le elezioni europee” bisogna fare in modo che la cosa liberale trovi un punto di riferimento all’interno del Parlamento di Strasburgo e pare che si sia trovato:  “per noi è l’ALDE, la federazione dell’alleanza dei liberaldemocratici europei”.   “un percorso liberaldemocratico che parta dai singoli stati e che poi arrivi a livello europeo”, spiega Stefania Schipani. 
Anche per  Luca Piva  “l’intento è quello di dare una continuità al progetto di ‘In Cammino per Cambiare’, anche dopo le elezioni europee. Vogliamo partire e dare una risposta ai nostri territori”. D’altronde anche per  Stefano de Luca  “In cammino per cambiare è un progetto costituente a lungo termine che non sarebbe finalizzato soltanto alla tornata elettorale europea. In realtà, è chiaro che l’arrivo delle elezioni europee accelera un po’ le cose da un lato, ma dall’altro un po’ le complica. Nel senso che se le forze che vorrebbero federarsi sotto l’ ‘ombrello liberale’ poi non dovessero trovarsi d’accordo per quanto riguarda le scelte circa le europee, evidentemente, tenderebbero a dividersi. Mi spiego meglio: noi intendiamo arrivare ad una intesa con l’ALDE per radunare tutta quella galassia di forze liberali sparse che ci sono Italia. Su questo potrebbero anche nascere delle differenze di vedute”.
Certo è che, comunque, i liberali di “In Cammino per Cambiare” escludono ogni contatto con il Ppe e, in questo, De Luca (Pli) sembra essere molto netto: “non c'è nessun contatto o interlocuzione con la federazione del Partito Popolare Europeo. Lo escludiamo in maniera categorica, assoluta, definitiva e totale. Il partito popolare europeo è l’esatto opposto di quello che rappresentiamo noi liberali”. Quello che portano avanti le forze liberali italiane, dunque, è un sistema-stato europeista che si fonda sull’architrave di una federazione tra stati che andrebbero poi a comporre il mosaico dell’Europa politica, unita e spinelliana.
Il progetto europeista e liberale, dunque, si propone di andare a concepire un’Europa diversa di  quella finora conosciuta, come afferma la Schipani (Pfe):  “Riteniamo che tornare indietro ad un percorso di chiusura degli Stati nazionali, sia un movimento di involuzione.  Riconosciamo come ci siano stati degli errori  nell'azione e nella legittimità democratica nella prassi dell'unione europea, soprattutto in questi ultimi anni, di fronte alla crisi dal 2008 in poi. Per questo crediamo che debbano essere messe in campo delle riforme e che si debba arrivare ad una maggiore centralizzazione. Perché, a partire dall’euro, che è il tema che sta suscitando maggiormente malcontento tra ceti di popolari e ceti produttivi, la moneta unica non è stata una costruzione sbagliata. Fin quando non è subentrata la crisi, l’euro ha funzionato benissimo sia come valuta a livello internazionale, sia a livello di crescita di gestione monetaria all’interno dei singoli paesi. Con la crisi, invece, è venuto a galla il problema. Perché? Perché è stata creata una moneta senza uno stato di riferimento, senza un governo centrale. Con ‘governo centrale’ intendo dire che ci deve essere, e si dovrà creare, un bilancio federale adeguato, perché per creare una vera armonizzazione delle politiche economiche, non ci dobbiamo limitare od autoapplicarci una gestione di austerità realizzata con il patto di stabilità, con dei vincoli strettissimi che in un momento di recessione economica hanno creato dei problemi. Bisogna arrivare ad un coordinamento delle economie e, in questo caso, degli Stati europei federati, attraverso una gestione politica economica che si dovrà affiancare alla politica monetaria già centralizzata. Il problema dell'euro è nato proprio dalla differenza di gestione dei vari Paesi. Per resettare tutto questo è necessaria anche una riforma istituzionale. Soprattutto, ci vuole una maggiore legittimazione democratica, anche a livello di istituzioni parlamentari: la gente non ci si  è più riconosciuta. E questo è stato un errore. La moneta deve far parte di uno Stato comune, e noi dobbiamo arrivare ad uno Stato.. in fondo negli Stati Uniti d’America è così”.
D’altra parte Piva, di Uniti Verso Nord, a proposito dell’imminenza della tornata elettorale dichiara che:  “delle elezioni europee non se ne parla perché c'è lo spauracchio, la paura di questa tornata elettorale. In realtà tutti i movimenti dovranno prendere una decisione in merito: se essere a favore di essa - dell’Europa - o se stare con i piedi in due staffe. Oppure mandare un messaggio differente, come stiamo cercando di fare: far capire, quindi, alle persone quelli che sono i punti cardine di un’Europa unita. Vogliamo dare un’impronta forte che è quella popolare, liberale, facendo capire che l’Europa è un vantaggio. È chiaro che essa, così com’è, può nascondere qualche cosa che non va, ma solo costruendo un’Europa migliore si possono migliorare quelli che sono i vantaggi per tutti i cittadini. Dobbiamo lavorare, quindi, per restare uniti, per creare vantaggi e non perché si debba ritornare a dei livelli che non porterebbero nulla di positivo per nessuno”.
In questo senso sarà arduo il compito di chi vorrebbe cedere maggiormente sovranità statale in favore  del progetto europeo da costruire - come affermano i firmatari del manifesto “In Cammino per Cambiare” -, col montare dei movimenti euroscettici che rappresentano l’istanza  della pancia dei cittadini. L’antiausterità è genericamente diffusa ed incardinata, ormai, in un malessere antieuropeista da parte dei popoli europei tutti, per Stefania Schipani (Pfe) bisogna mantenere alta la guardia perché  “effettivamente le forze euro scettiche sono da contrastare. Esse non sono forze democratiche, sono organizzazioni riconducibili ad un’estrema destra, oppure ad un anarchismo populistico e demagogico, le forze che rappresentano quest’istanza sono pericolose per la democrazia anche a livello di sviluppo. Perché possiamo parlare di un cambiamento che può avere anche un riscontro immediato, specialmente a livello economico magari attraverso slogan “togliamo l’euro torniamo alla lira”, ma non scherziamo: non si torna indietro, piuttosto si va avanti. Io, poi personalmente, credo nel progresso, al massimo guardo avanti”.
Dello stesso avviso è il segretario del Pli Stefano De Luca: “I movimenti antieuropeisti che stanno sorgendo sono da un lato conseguenza della miopia dei governi europei, i quali - in questi ultimi anni - dopo un inizio molto importante e molto qualificato, hanno fatto prevalere l’Europa dei ragionieri e l’Europa dei burocrati rispetto all’Europa politica. Non c’è dubbio che la ricaduta di percezione sul cittadino non sia positiva.  Noi, però, siamo per rilanciare l’Europa di Altiero Spinelli, di Robert Schuman, di Gaetano Martino e di Alcide De Gasperi, cioè l’Europa politica. Noi siamo per arrivare alla federazione degli Stati Uniti d’Europa, delegando all’Europa poteri politici ma uscendone dalla prigionia di una così germanocentrica, così burocratica”.
La cessione di sovranità statale, dunque, secondo Piva (UNvN) è il primo tassello di un mosaico molto esteso:  “È chiaro che se vogliamo fare un'Europa unita, tutti dovranno perdere un pezzettino di quello che è la propria sovranità. Fino ad ora si è messa in campo un’Europa finanziaria, noi dobbiamo fare in modo che si metta in campo quella dei popoli. Non è una strada facile: è un cammino arduo, ma è quello che si deve intraprendere per creare la vera e propria Europa”.
E’ anche vero, d’altra parte, che la contrapposizione più netta al progetto europeo che vanno delineando i liberali, è quello della ridiscussione dei trattati a causa della natura capitalistica finanziaria dell’Europa. In merito a tutto questo Schipani afferma:  “Sneakers Scarpe Totale Diadora 115cm Altezza Scarpa Pelle Rosso Uomo È vero che bisogna riformare l’Europa, è vero che ci sono stati degli errori e che, poi, hanno avuto il predominio dei gruppi di pressione piuttosto che altri. Noi, però, non vogliamo demolire questa Europa, non è vero che l’Unione Europea ha compiuto solo atti ed azioni negative. Se non ci fosse stata, probabilmente, l’Italia sarebbe indietro ancora di 30/40 anni. Gli input normativi e le  sollecitazioni allo sviluppo e al progresso, che sono state date grazie all’unione europea, sono oggettive. Ci sono tutta una serie di politiche che, senza un impulso comunitario, a livello nazionale non si sarebbero mai sollevate. Questo, poi, non significa che abbiano realmente avuto il predominio una serie di gruppi di pressione, appartenenti soprattutto capitale finanziario di un certo tipo, che vanno contrastati. Vanno contrastati con gli strumenti adeguati, democratici. Vogliamo, quindi, che quest’Europa migliori, vogliamo guardare avanti”.
Così, quindi, De Luca che non accetta la semplificazione antinomica  “europa-dei-popoli” contro  “europa-del-capitale-finanziario” perché  “è uno slogan che non mi sembra opportuno. Diciamo, invece,  "l'Europa dei popoli contro l'Europa della speculazione finanziaria" che però non è solo europea ma mondiale; "contro l’Europa dell’austerità germanica"; contro l’Europa di un sistema che mette in concorrenza i sistemi fiscali dei vari Paesi, mentre bisogna andare ad un’Europa che procede verso la convergenza dei sistemi fiscali.
Perché non c’è dubbio che un sistema fiscale più generoso, meno ossessivo, attrae. Se vogliamo arrivare, dunque, a una nazione europea unica noi dobbiamo avere sistemi fiscali unici, se vogliamo arrivare ad una nazione europea unica dobbiamo avere un unico esercito, un’unica politica di difesa, un’unica politica estera; dobbiamo avere, soprattutto, uguali diritti di cittadinanza. In Italia, ad esempio, ci sono troppi squilibri, ci sono troppi divieti. Inoltre, c'è una pressione fiscale disuguale che ci appesantisce: l'imprenditore che oggi vuole investire deve spendere 2/3/4 punti in più rispetto collega tedesco, per accedere al credito. Tutto questo ovviamente ci viene contro. Chi non lo capisce e ne attribuisce la colpa non al modo in cui è stata gestita l’Europa ma all’istituzione, è contro l’Europa stessa. Noi siamo, invece per l’istituzione europea ma contro il modo in cui attualmente è stata organizzata”.
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COMUNICATO STAMPA
Per iniziativa di sei partiti e movimenti politici, Fare per fermare il declino, Partito Liberale Italiano, Liberali Italiani, Partito Federalista Europeo, Progett’Azione, Uniti verso Nord, inizia un processo di confronto e dibattito pubblico attraverso cui si vuole  fare nascere il partito che non c'è ma di cui l'Italia ha disperato bisogno: il partito di chi non si arrende al declino e vuole cambiare radicalmente il paese per poter dare speranza ai giovani e all’Italia che lavora e che produce
24 Ottobre ore: 16 - Sala Stampa Camera dei Deputati, Roma
L’Italia corre sul sentiero di un inesorabile declino al quale è stata avviata dalla fallimentare gestione politica degli ultimi decenni i cui responsabili sono ancora oggi al Governo e dimostrano di non essere capaci di risolvere i problemi del paese.
E’ necessaria quindi una fondamentale e rapida inversione di rotta. E’ necessario un progetto di riforme che ripensi, snellendola profondamente, la struttura dello Stato e della pubblica amministrazione. Solo così le forze creative e produttive del paese potranno distendersi liberamente, rilanciandone la competitività, ridando all’Italia il suo ruolo in Europa e nel mondo.
Movimenti e partiti politici con una prestigiosa tradizione storica hanno deciso di federarsi per costituire una nuova formazione politica aperta che sia la casa dell’Italia vera che produce e compete dichiarando la propria adesione a un progetto unitario.
Il documento fondante della Federazione porta la firma di: FARE per Fermare il Declino(Coordinatore, Michele Boldrin), Partito Liberale Italiano (Segretario, Stefano de Luca), Liberali Italiani (Presidente, Raffaello Morelli), Partito Federalista Europeo (Presidente, Stefania Schipani),Progett’Azione (Coordinatore, Angelo Burzi), Uniti verso Nord (Presidente, Alessandro Cè), oltre a quella di diverse altre associazioni, movimenti e persone fisiche.
Le elezioni europee saranno la prima opportunità per presentarci ai cittadini, con particolare attenzione ai tanti delusi delle forze politiche attuali di Governo e di opposizione e soprattutto a quella larga maggioranza silenziosa che non ha voluto votare sino a oggi perché non rappresentata nelle sue necessità.
Per arrivare preparati a questo appuntamento saranno costituiti tavoli di lavoro tematici aperti a quanti vorranno considerare proattivamente la proposta di realizzare un processo costituente per una nuova formazione riformista di ispirazione Liberale e Popolare che risponda ai problemi formulando proposte concrete ed effettivamente realizzabili nel breve tempo.
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